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Messaggio importante: attenzione alle truffe di impersonificazione

Attualmente stanno circolando messaggi e annunci fraudolenti su piattaforme di messaggistica, tra cui WhatsApp, che si spacciano per i suoi professionisti degli investimenti e il marchio Candriam. Si prega di notare che Candriam non offre mai raccomandazioni di investimento né fornisce consulenza finanziaria tramite canali social o piattaforme di messaggistica.

Guardare oltre la Cina offre una gamma di opportunità più diversificata. Gli investitori potrebbero trarre vantaggio dall'esposizione ai fattori demografici favorevoli in regioni come l'India e l'Indonesia, dove l'andamento demografico e l'aumento dei consumi rappresentano potenti motori di crescita, nonché a mercati come l'America Latina, che beneficiano delle riforme e dei cicli delle materie prime. Allo stesso tempo, una significativa esposizione verso paesi ad alta concentrazione tecnologica come Taiwan e la Corea del Sud consente di accedere a tecnologie e innovazioni competitive a livello globale.

Questo approccio può aiutare gli investitori ad ampliare la propria esposizione a una gamma più ampia di fattori di rendimento in regioni e settori che tendono ad essere sottorappresentati nelle allocazioni tradizionali dei mercati emergenti. In questo senso, può essere considerata una strategia per i mercati emergenti di “nuova generazione”, che combina l’esposizione alle tendenze demografiche e alle opportunità di crescita legate alla tecnologia nel contesto dei mercati emergenti al di fuori della Cina. Per gli investitori orientati alla sostenibilità e per coloro che intendono ridurre l'esposizione diretta a determinati rischi geopolitici e normativi associati alla Cina, gli altri mercati emergenti possono rappresentare un'opportunità di investimento interessante.

60 secondi con il gestore del portafoglio

Mercati emergenti oltre la Cina: cogliere la prossima generazione di crescita

Paulo Salazar
Head of Emerging Markets Equity
Galina Besedina
Senior Emerging Markets Equity Research Analyst, Portfolio Manager
Vivek Dhawan, CFA, CMT
Portfolio Manager
Senior Fund Manager – Emerging Markets Equity

L'impatto dell'esclusione della Cina sull'allocazione settoriale

Il cambiamento più evidente è la contrazione del settore della tecnologia di consumo: un settore che ha dovuto affrontare difficoltà crescenti dovute all'incertezza normativa, alla deflazione e all'eccesso di capacità produttiva in Cina, e che pertanto ha un peso molto minore nell'universo degli investimenti al di fuori della Cina. Anche i consumi discrezionali e, in certa misura, i finanziari hanno fatto un passo indietro.
Ciò che emerge, invece, sono i due temi centrali della dinamica di crescita al di fuori della Cina. In primo luogo, la rivoluzione tecnologica: Taiwan e la Corea del Sud assumono un ruolo centrale nel portafoglio, rappresentando l'infrastruttura di semiconduttori e hardware da cui dipendono l'IA  e la trasformazione digitale a livello globale. In secondo luogo, il dividendo demografico: India, Brasile e le economie ASEAN presentano un profilo completamente diverso: popolazioni giovani, consumi in crescita e sistemi finanziari ancora nelle prime fasi di sviluppo.

Escludere la Cina potrebbe consentire a questi due fattori di crescita strutturale di avere lo spazio che meritano.

Asia, Cina esclusa: tendenze mirate ed esposizione selettiva

Viviamo in un mondo interconnesso, e sarebbe ingenuo pensare che i titoli azionari dei mercati emergenti (Cina esclusa) siano in qualche modo immuni dagli sviluppi che si verificano in Cina. Essendo la seconda economia mondiale, la sua influenza è tangibile. Ma c’è una differenza tra esposizione indiretta e rischio diretto e questa distinzione è importante. Il rischio diretto deriva dalle politiche, dalla regolamentazione o dai cicli economici nazionali; l'esposizione indiretta è invece legata principalmente al commercio e alla domanda. Siamo a nostro agio con la seconda, ma più cauti con il primo.

In Asia, Cina esclusa, uno dei cambiamenti chiave su cui ci stiamo concentrando è la diversificazione della catena di approvvigionamento. Le aziende non si sentono più a proprio agio nel dipendere da un unico paese e la produzione si sta gradualmente espandendo in India, Indonesia e Vietnam. Non si tratta più solo di una produzione a basso costo: queste economie stanno risalendo la catena del valore, supportate da infrastrutture e politiche.

L’IA rimane un’importante area di attenzione, in particolare a livello infrastrutturale. Non solo i semiconduttori, ma tutto ciò che li circonda: energia, reti elettriche, data center, l'infrastruttura fisica necessaria per far funzionare l'IA su larga scala. Taiwan e la Corea del Sud si trovano proprio al centro di quell'ecosistema, e si tratta di una questione globale più che regionale. Sul fronte del software, stiamo ancora aspettando di vedere una strategia di monetizzazione più chiara prima di impegnarci maggiormente.

Stiamo inoltre tornando a interessarci alle energie rinnovabili e alle fonti energetiche alternative, poiché riteniamo che l'aumento dei prezzi dell'energia non possa che accelerare la transizione energetica. Questo settore è stato in difficoltà sin dal ciclo di tassi del 2022, ma la situazione sta iniziando a stabilizzarsi. Per quanto riguarda l’India, non abbiamo modificato la nostra posizione. Molti investitori sono diventati più cauti, concentrandosi sulle valutazioni o su un rallentamento dei servizi. Rivolgiamo lo sguardo altrove: produzione, infrastrutture, inclusione finanziaria, miglioramento del tenore di vita dei consumatori, sanità e altro ancora. C'è ancora molto da fare se si guarda oltre l'ovvio.

E non si tratta solo dell’Asia. Mercati come il Brasile e il Messico presentano caratteristiche distintive: cicli economici diversi, fattori trainanti diversi e, nel caso del Messico, un chiaro legame con il nearshoring. Contribuisce a bilanciare l’esposizione complessiva.

Stiamo inoltre monitorando temi meno rilevanti, ma comunque cruciali, man mano che emergono: la gestione del nucleare e dei rifiuti ne sono solo due esempi. Dall'altro lato, ciò che evitiamo è molto intenzionale. In quanto strategia basata sull'articolo 9 (ancora relativamente rara in ambito “Ex-China”) sono esclusi il petrolio e il gas, le infrastrutture ad alta intensità di carbonio e alcuni metalli. Più in generale, evitiamo i settori che dipendono eccessivamente dall'andamento dell'economia cinese o in cui si registra un problema di sovraccapacità produttiva. Il software, per ora, resta in secondo piano finché la situazione non si chiarirà.

Diversificazione rispetto a America Latina ed EMEA

Insieme, l'America Latina (LatAm) e l'area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) rappresentano una quota consistente, compresa tra il 15% e il 20% circa, e svolgono esattamente la funzione che una buona diversificazione dovrebbe avere: apportano una dimensione economica completamente diversa a un portafoglio altrimenti incentrato sul settore tecnologico asiatico. L'America Latina è un mix di tendenze strutturali di lungo periodo e opportunità tattiche che premiano gli investitori pazienti e selettivi. Il Brasile, in particolare, vanta alcune utility veramente interessanti, che tendono a passare inosservate. Il settore finanziario rappresenta un elemento chiave, in quanto consente di accedere a sistemi bancari ancora poco sviluppati ma caratterizzati da una forte redditività. E nonostante lo scetticismo degli investitori e il clamore suscitato dai cambiamenti politici, riteniamo che la vicinanza agli Stati Uniti continuerà a generare effetti di ricaduta positivi sulla crescita delle economie latinoamericane: il nearshoring non è un fenomeno che si limita ai cicli elettorali. Nell'area EMEA, i temi che riteniamo più interessanti sono le energie rinnovabili e la convergenza finanziaria nel settore bancario dell'Europa orientale: entrambi sono ancora in una fase iniziale e presentano un potenziale di crescita significativo, man mano che l'allocazione di capitale nella regione si adegua alle opportunità offerte.

Ciò che l'America Latina e l'area EMEA apportano, in definitiva, è equilibrio: una crescita più trainata dal mercato interno, una maggiore esposizione al settore finanziario, alle infrastrutture e alle telecomunicazioni e una minore dipendenza dal ciclo tecnologico globale. Non sostituiscono l'Asia, ma rendono il portafoglio complessivo più diversificato e resiliente.

Il nostro approccio d'investimento

In Candriam gestiamo fondi azionari dei mercati emergenti dal 1994; questo è l'ultimo prodotto aggiunto alla nostra gamma, lanciato nel marzo 2024 e classificato come strategia conforme all'Articolo 9 del regolamento SFDR. Segue la nostra consolidata filosofia di investimento nei mercati emergenti, incentrata sull'identificazione di società caratterizzate da una crescita sostenibile e di qualità, sostenuta da fondamentali solidi e da tendenze strutturali a lungo termine.

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