Rischio climatico: guardare al contesto locale, pensare in modo sistemico
Rischio climatico fisico: un quadro economico più ampio
Dalle ondate di caldo da record agli incendi boschivi, dai prolungati periodi di siccità alle inondazioni devastanti, l’estate del 2026 ha messo chiaramente in luce le conseguenze concrete dei cambiamenti climatici. Man mano che questi rischi diventano sempre più incombenti, le loro ripercussioni si estendono ben oltre l’ambiente, influenzando l’attività economica, le catene di approvvigionamento e i mercati finanziari.
Da anni, le valutazioni degli investitori sui rischi climatici si concentrano in larga misura sui rischi di transizione: i cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato legati al passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio. Poiché la transizione procede più lentamente del previsto, le conseguenze concrete del cambiamento climatico, sempre più evidenti, stanno diventando sempre più difficili da ignorare. L'integrazione di questi elementi nelle decisioni di investimento sta diventando essenziale.
I rischi climatici fisici comprendono eventi acuti come inondazioni, incendi e tempeste, oltre a cambiamenti cronici come l'aumento delle temperature, siccità prolungate e scarsità idrica. Le conseguenze vanno ben oltre i danni ai beni materiali.
Si consideri l'impatto dei bassi livelli d'acqua sul Reno: l’interruzione del trasporto delle merci può colpire intere catene del valore industriali, causando carenze di approvvigionamento, ritardi nella produzione e un aumento dei costi. Un’ondata di caldo, d’altra parte, può ridurre la produttività del lavoro, causare disagi alle reti di trasporto, limitare la produzione di energia elettrica e incidere sulla produzione agricola. Poiché le economie moderne sono fortemente interconnesse, le perturbazioni che si verificano in una regione possono propagarsi a catena attraverso i vari settori e i confini nazionali.
Tuttavia, molti modelli convenzionali di rischio fisico continuano a concentrarsi principalmente sui danni diretti ai singoli beni, con un approccio simile alla valutazione del rischio assicurativo. Ciò potrebbe portare a trascurare le conseguenze indirette, cumulative e sistemiche dei cambiamenti climatici.
Per gli investitori, quindi, la sfida non consiste semplicemente nell'identificare quali asset si trovano ad affrontare rischi fisici, ma nel capire come questi rischi potrebbero influenzare l'ecosistema economico di una società. Le tradizionali analisi finanziarie ed ESG riescono a cogliere adeguatamente queste conseguenze?
Elementi chiave
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I rischi climatici fisici richiedono agli investitori di considerare le conseguenze economiche dirette, indirette e sistemiche.
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Comprendere dove operano le aziende, oltre a ciò che fanno e come conducono le loro attività, sta diventando essenziale per identificare le vulnerabilità legate al clima.
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Una maggiore trasparenza aziendale, analisi prospettiche e il coinvolgimento degli azionisti assumono un’importanza sempre maggiore per valutare la resilienza a lungo termine delle imprese.
I rischi climatici diventano fisici, con crescenti costi economici, ambientali e sociali
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Uno shock termico globale può lasciare una cicatrice economica duratura
-12%
PIL mondiale pro capite sei anni dopo uno shock globale di +1°C
Fonte: Adrien Bilal e Diego R. Känzig, The Macroeconomic Impact of Climate Change: Global vs. Local Temperature, NBER Working Paper 32450, novembre 2024
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Un forte aumento delle temperature fa lievitare il costo dei ritardi
Una rivalutazione dei danni macroeconomici aumenta notevolmente le stime del rischio di un riscaldamento di 4 °C
40%
Perdita stimata del PIL entro il 2100 con un riscaldamento di 4°C
Fonte: Neal, T., Newell, B. R. e Pitman, A. (2025). Reconsidering the macroeconomic damage of severe warming. Environmental Research Letters, 20(4), 044029
Il “dove”: una nuova dimensione dell’analisi ESG
Poiché i rischi climatici fisici sono specifici dal punto di vista geografico ma economicamente interconnessi, la loro valutazione richiede agli investitori di considerare le aziende da una prospettiva diversa.
Tradizionalmente, l’analisi ESG fondamentale ha preso in esame due dimensioni chiave: ciò che un’azienda fa – le caratteristiche di sostenibilità e i rischi associati alle sue attività commerciali – e come opera, compresa la gestione delle questioni ambientali e sociali.
I rischi climatici fisici introducono una terza dimensione sempre più importante: il dove.
La posizione geografica degli asset, delle operazioni e delle catene di approvvigionamento di una società può influire in modo significativo sulla sua esposizione ai rischi climatici. Due società operanti nello stesso settore, con modelli di business simili, possono affrontare rischi fisici molto diversi a seconda del luogo in cui si trovano i loro stabilimenti produttivi o i rispettivi fornitori.
Prendiamo in considerazione il settore alimentare e delle bevande. Per comprendere la vulnerabilità di un'azienda ai cambiamenti climatici non basta analizzare le sue attività dirette. Gli investitori devono inoltre individuare la provenienza delle commodity agricole, valutare in che misura tali regioni siano esposte a siccità, inondazioni o cambiamenti nei modelli di precipitazioni e verificare se siano disponibili fonti di approvvigionamento alternative.
Ciò richiede un'analisi geospaziale più granulare, in grado di combinare le informazioni sull’ubicazione degli asset aziendali e delle catene di approvvigionamento con mappe dei rischi climatici fisici. Noi di Candriam siamo fermamente convinti che questo approccio basato sulla localizzazione, che è alla base anche della nostra analisi sulla biodiversità, diventerà una dimensione essenziale dell’analisi ESG e finanziaria in un mondo sempre più frammentato e alle prese con rischi ambientali e sociali crescenti.
Dall'esposizione geografica alla materialità finanziaria
Individuare dove si concentrano i rischi climatici è un primo passo fondamentale. Tuttavia, l'esposizione geografica da sola non determina la materialità finanziaria.
Uno stabilimento di produzione situato in un’area soggetta a inondazioni, ad esempio, può avere infrastrutture di protezione efficaci e piani di continuità operativa. Al contrario, un’azienda le cui strutture interne siano soggette a un’esposizione relativamente limitata potrebbe dipendere da un fornitore strategico che opera in una regione altamente vulnerabile.
Gli investitori devono pertanto combinare i dati geospaziali con una comprensione più profonda delle dipendenze operative, della concentrazione della catena di approvvigionamento, della gestione del rischio e delle strategie di adattamento delle società.
Anche gli scenari climatici prospettici hanno un ruolo importante da svolgere. Poiché il ritmo e le conseguenze geografiche del riscaldamento restano incerte, l’analisi di diversi scenari può aiutare gli investitori a valutare l’evoluzione delle vulnerabilità nel corso del tempo.
L’obiettivo è quello di tradurre l’esposizione fisica al clima in potenziali conseguenze finanziarie: maggiori costi operativi, interruzioni della produzione, ulteriori spese in conto capitale, pressione sui margini o cambiamenti nelle prospettive di crescita a lungo termine. In ultima analisi, questi effetti possono influenzare le valutazioni delle società e aiutare gli investitori a distinguere tra imprese con profili finanziari simili, ma con diversi livelli di resilienza climatica.
Per valutare la rilevanza finanziaria non bastano quindi i dati climatici: occorre una ricerca approfondita e specifica per ciascuna società, che metta in relazione i rischi fisici con i risultati e la resilienza aziendali.
Sviluppare un quadro più completo della resilienza aziendale
L'integrazione dei rischi climatici fisici nelle decisioni d'investimento resta un esercizio complesso.
Uno degli ostacoli principali è la disponibilità dei dati. Le aziende non sempre rendono nota l'ubicazione esatta delle proprie risorse strategiche, per non parlare dell'estensione geografica delle loro catene di approvvigionamento. Anche quando queste informazioni sono disponibili, è difficile tradurre i rischi fisici in stime finanziarie affidabili.
I modelli di rischio climatico sono anch’essi in evoluzione. Set di dati geospaziali di migliore qualità e scenari più sofisticati possono migliorare le valutazioni, ma permangono delle incertezze, in particolare riguardo agli effetti indiretti e alle complesse interazioni tra le diverse attività economiche.
Ciò rende sempre più importante il coinvolgimento delle aziende. Gli investitori devono comprendere non solo dove le aziende presentano potenziali punti deboli, ma anche in che modo le identificano, le gestiscono e si preparano ad affrontarle. Le misure di adattamento sono integrate nella pianificazione strategica? I fornitori critici vengono valutati? Viene allocato capitale sufficiente per rafforzare la resilienza operativa?
In definitiva, l'obiettivo non è quello di eliminare l'incertezza, ma di elaborare una valutazione più consapevole e lungimirante della capacità delle aziende di far fronte al cambiamento climatico.
Guardare oltre il bilancio
Poiché i rischi climatici fisici assumono un'importanza sempre maggiore dal punto di vista finanziario, la valutazione della resilienza delle imprese richiede agli investitori di guardare oltre i tradizionali indicatori finanziari ed ESG. La combinazione dell'esposizione geografica con l'analisi fondamentale delle società può aiutare a individuare punti deboli che altrimenti potrebbero passare inosservati.
In un mondo in fase di riscaldamento con crescenti rischi ambientali e sociali, sapere dove operano le aziende – e quanto sono preparate ai rischi che si trovano ad affrontare – sta diventando un elemento essenziale per comprendere la loro capacità di generare valore a lungo termine.
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