Perché dialoghiamo con le aziende sulle loro supply chain?
Le supply chain presentano elementi distintivi e ad alto rischio. Questi aspetti vengono messi a fuoco quando esaminiamo la nostra più ampia campagna di engagement sulle supply chain in generale. Trent'anni fa, un produttore poteva vantare il controllo, se non la proprietà, della propria supply chain, a partire dalle coltivazioni nei campi o alle miniere. La globalizzazione ha trasformato queste supply chain integrate in reti di esternalizzazione globali. L'industria automobilistica, ad esempio, ha supply chain incredibilmente lunghe, a volte articolate su tredici livelli. I marchi del Luxury hanno supply chain articolate piuttosto su quattro o cinque livelli.
I responsabili acquisti hanno una vita difficile. Il controllo sulle supply chain si sta intensificando, con una serie completa di normative in costante espansione, come la legge francese LDV “Loi de vigilance” del 2017, la CSDDD / Corporate Sustainability Due Diligence Direct a livello UE, la legge britannica Modern Slavery Act (2015) e la legge tedesca LkSG sulla due diligence sulle supply chain (2023).
Nella maggior parte dei settori, quella che chiamiamo una “catena” è più che altro un mosaico, con molti input e talvolta molti fornitori per ciascun input. Allo stesso tempo, i dazi e altri stravolgimenti geopolitici stanno generando ulteriore instabilità.
Perché in particolare i beni di lusso?
Il rischio d’investimento è enorme. Il valore è l'immagine del marchio. Più alto è il prezzo, maggiore è il rischio.
Qual è il livello di engagement nei confronti delle società di beni di lusso, rispetto ad altri settori?
Paradossalmente, le aziende del settore Luxury sono incredibilmente riluttanti a divulgare informazioni, ma allo stesso tempo riconoscenti per qualsiasi aiuto discreto venga loro offerto.
Immaginate che un'azienda produttrice di cioccolato collabori con un'organizzazione no profit per verificare che nelle piantagioni dei propri fornitori non vi siano bambini impiegati nella raccolta delle fave di cacao. I consumatori di cioccolato probabilmente approverebbero, con benefici per l'immagine del marchio. Ora pensiamo a quale sarebbe la reazione dei clienti se un'azienda del Luxury facesse la stessa cosa, cercando semplicemente di confermare che la propria supply chain è “pulita”. La reazione di un cliente potrebbe essere: "Volete dire che non lo sapete già?"
I fornitori di questo settore sono così diversi?
Sebbene ogni settore e ogni azienda presentino differenze specifiche, ci sono un paio di aspetti da considerare. Sebbene non sia una caratteristica esclusiva dei beni di lusso, il numero totale dei fornitori può essere piuttosto elevato. Abbiamo parlato con un'azienda Luxury che opera con oltre 2.000 fornitori di materie prime da certificare e monitorare. In molti casi, i beni di lusso hanno visibilità solo sul primo livello di fornitori; ancora una volta, non si tratta di condizioni specifiche, ma il rischio di danno d'immagine è enorme. E in almeno un caso, un fornitore di primo livello ha fornito informazioni false e la stampa ha appurato che i suoi subfornitori utilizzavano manodopera minorile.
La tecnologia può essere utile?
Sì Le soluzioni blockchain possono essere utilizzate per tracciare le materie prime. Ad esempio, ad una balla di cotone raccolta da un'azienda agricola certificata può essere assegnata un'etichetta, o “Bale ID”, che può essere scansionata e monitorata lungo l’intera supply chain.
Un’altra tecnologia interessante lo Stable Isotope Testing. Testando prodotti biologici come verdure, carne, pelle, lana o cotone, è possibile riconoscere il clima, l'acqua e il suolo del territorio d'origine e quindi determinarne con estrema precisione la provenienza. Ma ci sono alcune limitazioni: ad esempio, alcune balle di cotone provenienti da regioni diverse possono essere mescolate, oppure le attrezzature di lavorazione possono rilasciare fibre residue, rendendo i risultati poco chiari.
Ci sono esempi di engagement concreto di cui ci può parlare oggi?
Le attività di engagement nell'analisi della supply chain del gelsomino sta dando i suoi frutti. La raccolta di materie prime per il profumo, come gelsomino e fiori di rosa, spesso comporta il ricorso al lavoro minorile. Questo caso di violazione dei diritti umani è stato reso pubblico in un documentario della BBC, trasformandosi in un incubo per l'immagine del marchio e il suo valore per gli azionisti.[1] La presenza di lavoro minorile nel settore degli ingredienti è difficile da identificare, e ancor più da controllare, poiché il 60% di tutto il lavoro minorile si svolge nell'agricoltura.[2] I fiori di gelsomino devono essere prelevati di notte o di primo mattino (alle 3 del mattino circa). Nelle comunità di migranti o remote, grazie alla retribuzione a cottimo, l'utilizzo del lavoro minorile è allettante e difficile da individuare.
L'organizzazione no profit Fair Labor Association ha presentato noi e altri asset manager a contatti chiave quali responsabili degli acquisti e dei diritti umani in dieci aziende globali di profumi e cosmetici e ai loro fornitori di primo livello. Abbiamo organizzato un workshop per esprimere le nostre preoccupazioni in qualità di investitori, dando origine a un dialogo costruttivo tra tutti i partecipanti sulle sfide e le opportunità esistenti. Il secondo passo è stato l'invio di lettere ai vertici aziendali, spiegando quali fossero le nostre aspettative in qualità di investitori. In due casi, ciò ha prodotto risultati tangibili. Un'azienda cosmetica sta estendendo i propri programmi di valutazione dell'impatto sui diritti umani a materiali più rischiosi, mentre un'altra sta rafforzando il proprio codice di condotta dei fornitori e il programma di audit dei fornitori.
Questa esperienza ha avuto successo quindi, insieme alla FLA e a un altro asset manager, abbiamo deciso di lanciare un'iniziativa pilota per continuare a accrescere il nostro engagement presso i marchi Luxury, ma anche per espanderci ai marchi di abbigliamento e calzature.
Quali sono le conclusioni che dovremmo trarne?
Svelare il mistero che avvolge i beni di lusso può rovinare l'illusione. Queste immagini di marca non sono costruite facendo ricorso alla "trasparenza”, che è contraria alla mentalità e alla cultura delle aziende del Luxury. Gli asset manager devono quindi individuare l'approccio giusto per interagire con le imprese e integrare diplomaticamente gli altri stakeholder.
Riteniamo che il ricorso alle competenze e ai contatti di una solida ONG, applicando al tempo stesso un elevato grado di riservatezza, produrrà risultati tangibili che miglioreranno le performance di questi marchi in termini di rischio della supply chain.
[1] 2 giugno 2024. BBC World Service - The Documentary, Perfume’s dark secret. Consultato il 29 gennaio 2026.
[2] Child labour in agriculture | Organizzazione internazionale del lavoro. Consultato il 29 gennaio 2026
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Brand value: svelare i rischi legati ai beni di lusso
Maggiori informazioni sull'analisi di questo rischio latente sono disponibili nel nostro nuovo libro bianco sulle supply chain dei beni di lusso