La scorsa settimana in sintesi
- A giugno, i posti di lavoro negli Stati Uniti sono aumentati di poco più di 57.000 unità, ben al di sotto delle aspettative, mentre le revisioni al ribasso dei dati relativi ai mesi precedenti hanno determinato un calo dei rendimenti dei Treasury e ridotto drasticamente le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Fed.
- Per ciò che riguarda l'attività, il settore manifatturiero statunitense ha registrato una crescita per il sesto mese consecutivo, grazie a un significativo allentamento delle pressioni sui costi dei fattori di produzione, mentre il PMI composito dell'eurozona è stato rivisto al rialzo a quota 50 punti nel mese di giugno, trainato dalla Germania.
- Nel corso dell'intervento al Forum di Sintra in Portogallo, la BCE ha assunto un tono più cauto dopo il primo aumento dei tassi di giugno, il primo dal 2023, mentre il presidente della Fed Warsh ha segnalato un allentamento dei rischi legati all’inflazione.
- Nel settore delle commodity, il greggio Brent si è stabilizzato intorno ai 72 dollari al barile, grazie alla graduale normalizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz, mentre il prezzo dell’oro ha registrato un rialzo verso i 4.200 dollari l’oncia.
Dati ed eventi di questa settimana
- L'evento chiave per gli investitori sarà il vertice annuale della NATO ad Ankara, poiché eventuali cambiamenti nella posizione degli alleati o negli impegni in materia di difesa potrebbero influenzare il contesto geopolitico.
- Sul fronte politico, gli investitori europei seguiranno con attenzione la sentenza della Corte d’appello sull’idoneità di Marine Le Pen a candidarsi alle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno.
- Sul fronte dei dati, ci concentreremo sull’indice ISM dei servizi statunitense, insieme a una serie di indicatori dell’attività economica tedesca, tra cui gli ordini alle fabbriche, la produzione industriale e i dati sulla bilancia commerciale.
- Mentre inizia ad attenuarsi lo shock energetico, l'attenzione in Cina sarà rivolta ai dati degli indici dei prezzi al consumo e alla produzione di giugno, alla ricerca di nuovi segnali sulle dinamiche sottostanti dell'inflazione.
Convinzioni di investimento
Scenario di base
- Posizionamento di sovrappeso sulle azioni. Con i negoziati in corso, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il cessate il fuoco in vigore e prorogato, i mercati possono tirare un ulteriore sospiro di sollievo.
- Le condizioni macroeconomiche sono destinate a migliorare. Le condizioni macroeconomiche sono già favorevoli negli Stati Uniti e, con il calo dei prezzi dell'energia, potrebbero migliorare nel resto del mondo. La crescita statunitense ha continuato a dipendere dalla domanda interna privata, con gli investimenti (in particolare quelli legati all'IA) che svolgono un ruolo più importante dei consumi.
- Attenzione rivolta agli utili. I mercati torneranno presto a concentrare l'attenzione sulla stagione delle trimestrali, dato che la crescita degli utili societari resta il fattore trainante più importante del mercato in questo inizio del 2026.
- Divergenza delle politiche monetarie. Il presidente della Fed Kevin Warsh ha adottato una posizione aggressiva nella sua prima riunione del FOMC, escludendo tagli dei tassi nel 2026. La BCE sta gestendo le aspettative di inflazione, segnalando possibili ulteriori aumenti dei tassi. Infine, la Banca del Giappone e la Reserve Bank of Australia mantengono una politica restrittiva.
Rischi
- Frammentazione geopolitica. La rivalità tra Stati Uniti e Cina resta ben radicata, mentre i modelli di approvvigionamento energetico e del commercio globale continuano a mutare.
- Il dilemma della Fed. Un'economia solida e un FOMC diviso potrebbero ritardare un allentamento, con il rischio di una pausa nel sostegno alla liquidità. Kevin Warsh dovrà creare un nuovo consenso politico.
- Credibilità fiscale. L'aumento delle emissioni e il rumore politico potrebbero mettere alla prova la fiducia del mercato obbligazionario e innescare volatilità nei rendimenti.
Strategia cross-asset
- Manteniamo una leggera sovraponderazione sulle azioni con una preferenza per i mercati emergenti e il Giappone, mentre abbiamo di recente ridimensionato la nostra posizione sugli Stati Uniti portandola a “neutrale”.
- Allocazione regionale:
- Posizione neutrale sugli Stati Uniti. Questa decisione tattica riflette la nostra posizione neutrale nei confronti del settore tecnologico statunitense. Una prevista assenza di catalizzatori per il settore entro la fine di luglio (stagione degli utili del secondo trimestre) ci ha indotto a rivedere al ribasso il nostro giudizio sul settore della tecnologia. I titoli legati al settore tecnologico rappresentano circa la metà del peso complessivo del mercato statunitense nel suo complesso.
- Leggera sovraponderazione sul Giappone. Le iniziative di sostegno del governo e una BoJ relativamente prudente creano un contesto favorevole, mentre il Giappone offre un’esposizione concentrata ai vincitori del settore dell’IA, che spaziano dai semiconduttori alle infrastrutture dei data center fino alle tecnologie di automazione. I suoi marchi leader a livello mondiale nei settori della robotica, dell’automazione di fabbrica e delle attrezzature industriali dovrebbero consentire al mercato di trarre vantaggio dalla prossima fase di crescita della produttività trainata dall’IA.
- Posizione neutrale sull'Europa. La regione potrebbe trarre vantaggio dall'allentamento dei prezzi dell'energia, ma la composizione settoriale sembra meno esposta alle dinamiche dominanti del mercato. La spesa pubblica in Germania sta iniziando a entrare nel vivo.
- Leggera sovraponderazione sui mercati emergenti. È opportuno adottare un approccio selettivo all'interno della regione, ma l'importante esposizione complessiva al settore tecnologico rappresenta un fattore positivo. Preferiamo il settore tecnologico della Corea, di Taiwan e della Cina a quello indiano. La valutazione appare interessante, con il P/E relativo a 12 mesi dell'indice MSCI Emerging Markets che presenta uno sconto significativo rispetto all'indice MSCI World.
- Allocazione fattoriale e settoriale:
- Privilegiamo i settori che traggono vantaggio dai cicli di investimento, sia nel campo dell'IA che dalla spesa pubblica.
- Restiamo costruttivi sul settore sanitario e manteniamo un'esposizione alle mid-cap e ai titoli industriali di USA e UE, poiché beneficiano in qualche modo della protezione offerta dalle politiche di bilancio espansive e dalla prevista deregolamentazione.
- Titoli di Stato:
- Manteniamo un orientamento long in termini di duration sui titoli di Stato europei core. La guerra in Iran ha provocato una revisione dei prezzi determinata dall'inflazione, poiché le interruzioni nell'approvvigionamento energetico e nelle forniture alimentano le aspettative di inflazione. Di conseguenza, le aspettative di allentamento monetario da parte della BCE, presenti fin dall'inizio dell'anno, hanno subito un'inversione di tendenza e, a nostro avviso, sono andate troppo oltre. Ci concentriamo su titoli di Stato europei di alta qualità con rating AAA, che godono di credibilità sia dal punto di vista fiscale che da parte della banca centrale.
- Manteniamo una posizione lievemente short sui Treasury statunitensi. Le solide dinamiche di crescita, gli investimenti in infrastrutture per l'IA e la spinta inflazionistica, oltre alle preoccupazioni relative al deficit, esercitano una pressione al rialzo sui tassi statunitensi.
- Credito:
- L'ampliamento degli spread nel segmento Investment Grade europeo è stato molto limitato, non in grado di creare un'opportunità di valutazione su ampia scala, mentre l'incertezza macroeconomica resta elevata. I fondamentali del segmento Investment Grade rimangono solidi, ma la sensibilità all'aumento dei tassi giustifica un posizionamento neutrale. Per il momento, preferiamo mantenere un approccio selettivo piuttosto che una sovraponderazione.
- Manteniamo una posizione neutrale sul credito Investment Grade sia negli Stati Uniti che in Europa. I dati tecnici del segmento High Yield stanno peggiorando in un contesto caratterizzato da deflussi e aumento dell'offerta. La nostra posizione è quindi neutrale nei confronti dell'High Yield europeo e negativa nei confronti di quello statunitense.
- Manteniamo una posizione neutrale sul debito dei mercati emergenti, in particolare quello sovrano in valuta locale, poiché si sta nuovamente affermando la tendenza alla contrazione degli spread e vi è un certo margine per un'ulteriore compressione in futuro. Inoltre, le valute dei mercati emergenti sembrano essere nella posizione migliore per trarre vantaggio da un'eventuale nuova debolezza del dollaro statunitense. Inoltre, l'attuale Yield-to-Maturity pari a circa il 7% rappresenta un carry interessante per questa posizione di diversificazione del reddito.
- Investimenti alternativi:
- Restiamo ottimisti riguardo all'oro nel lungo periodo.
- Deteniamo metalli preziosi e strategici, investimenti alternativi e strategie market-neutral per garantire la stabilità e la diversificazione del portafoglio.
- Valute:
- L'attuale regime di mercato favorisce le valute legate alle materie prime come i metalli preziosi e il petrolio. Pertanto, abbiamo posizioni lunghe su AUD, NOK e BRL.
- Per l'Ungheria si prospetta una maggiore possibilità di instaurare relazioni migliori con l'UE, il che potrebbe portare a politiche più stabili e quindi a una significativa riduzione del rischio per gli investitori stranieri: questo ci ha indotto a detenere una posizione sul fiorino ungherese.
- Manteniamo una leggera sottoponderazione sul dollaro statunitense, pur avendola ridotta in modo significativo a fronte della rinnovata escalation geopolitica.
- Manteniamo inoltre una posizione long sul JPY.
Il nostro posizionamento
Il nostro orientamento resta costruttivo, con una sovraponderazione sui titoli azionari nei mercati emergenti e in Giappone, dove la dinamica degli utili continua a essere più solida. Nel complesso, il contesto macroeconomico resta favorevole, ma la leadership di mercato si è ampliata, poiché gli investitori hanno spostato i flussi dai settori sovraffollati dell’IA e dei chip verso settori più difensivi e ciclici. Nel reddito fisso, privilegiamo il debito dei mercati emergenti e siamo ottimisti riguardo alla duration dei titoli europei core di qualità elevata. Nel credito, preferiamo i titoli europei Investment Grade rispetto a quelli High Yield, dove i premi di rischio rimangono limitati. Continuiamo a privilegiare lo yen giapponese (che resta storicamente estremamente sottovalutato rispetto al dollaro statunitense), alcune valute dei mercati emergenti e manteniamo valute legate alle commodity, come AUD, NOK e BRL. Infine, l’oro, i metalli strategici e le strategie alternative continuano a svolgere un ruolo importante in termini di diversificazione in un contesto caratterizzato da limitazioni dell’offerta, divergenze politiche e volatilità dei tassi reali.