La scorsa settimana in sintesi
- Gli attacchi statunitensi e israeliani, così come le rappresaglie iraniane nella regione mediorientale, continuano a paralizzare le rotte marittime e il traffico aereo, alimentando le aspettative di inflazione.
- I primi dati pubblicati per il mese in corso hanno evidenziato come la fiducia dei consumatori statunitensi sia scesa al minimo storico del 2026, a fronte dei timori relativi all'impatto della guerra con l'Iran sui prezzi della benzina.
- Per quanto riguarda i dati statunitensi, il PIL reale del quarto trimestre è stato rivisto al ribasso allo 0,7% e ciò implica che nei quattro trimestri del 2025 il PIL reale è cresciuto del 2,0%.
- Dopo i deludenti dati sull'occupazione negli Stati Uniti della scorsa settimana, a febbraio in Canada il numero dei posti di lavoro ha registrato un ulteriore calo. Il tasso di disoccupazione è aumentato al 6,7%.
Dati ed eventi di questa settimana
- Mentre la guerra in Medio Oriente entra nella sua terza settimana, l'attenzione degli investitori rimarrà saldamente concentrata sullo Stretto di Hormuz e sulle sue implicazioni per i flussi energetici globali.
- Si prevede che le principali banche centrali (la Fed, la BOJ, la BOE, la SNB e la BCE) manterranno i tassi invariati, fornendo al contempo indicazioni su come i prezzi dell'energia potrebbero modificare le prospettive relative all'inflazione, alla crescita e alla politica monetaria.
- Per contro, si prevede che la Reserve Bank of Australia effettuerà un secondo aumento dei tassi quest'anno.
- I primi segnali dell'impatto della guerra sul sentiment saranno analizzati nel sondaggio condotto dall'istituto ZEW in Europa, negli indici di attività regionali di New York e Philadelphia, nonché nei dati relativi al mercato immobiliare statunitense e nelle richieste di mutui.
- La conferenza GTC 2026 di Nvidia dovrebbe fornire una maggiore chiarezza sulla roadmap e possibili aggiornamenti sulle previsioni, in particolare per ciò che riguarda la piattaforma di calcolo AI Rubin e la CPU per server standalone Vera. Tra le società di cui è prevista la pubblicazione degli utili figurano Micron, Tencent e Alibaba.
Convinzioni di investimento
Scenario di base
- Assumiamo un atteggiamento più neutrale. Abbiamo declassato la nostra sovraponderazione azionaria a neutrale monitorando attentamente la situazione in Medio Oriente. La storia insegna che i contraccolpi geopolitici sono di breve durata, a meno che non sfocino in uno shock macroeconomico prolungato. Come dimostrano i precedenti storici, un aumento prolungato del prezzo del petrolio finirebbe per erodere il potere d'acquisto e la fiducia.
- Contesto macroeconomico favorevole prima dell'inizio della guerra in Iran. Le condizioni macro risultavano favorevoli fino alla fine di febbraio, ma non sono più il motore dominante della leadership di mercato. La crescita statunitense continua a dipendere dalla domanda interna privata, con gli investimenti, in particolare quelli legati all'IA, che svolgono un ruolo più importante dei consumi.
- Ambiguità della politica monetaria. L'allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve sembra ora dipendere dall'andamento dei prezzi dell'energia. La BCE non si trova più "in una buona posizione" e dovrà gestire le aspettative di inflazione. Infine, la Banca del Giappone e la Reserve Bank of Australia mantengono una politica restrittiva.
Rischi
- Guerra in Iran. La durata del conflitto e l'effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, la diffusione ad altri paesi e il suo impatto non solo sui prezzi delle materie prime energetiche ma anche su quelli delle commodity agricole, nonché i danni alle infrastrutture energetiche della regione rappresentano i rischi principali per il mix di crescita/inflazione.
- Frammentazione geopolitica. La rivalità tra Stati Uniti e Cina resta ben radicata, mentre i modelli di approvvigionamento energetico e del commercio globale continuano a mutare.
- Il dilemma della Fed. Lo shock petrolifero e un FOMC diviso potrebbero ritardare un ulteriore allentamento, con il rischio di una pausa nel sostegno alla liquidità. Esiste il rischio che gli aumenti dei prezzi legati ai dazi, insieme alla pressione esercitata dai costi dell'energia, possano determinare un aumento dell'inflazione nei prossimi mesi.
- Credibilità fiscale. L'aumento delle emissioni e il rumore politico potrebbero mettere alla prova la fiducia del mercato obbligazionario e innescare volatilità nei rendimenti.
Strategia cross-asset
- Questa settimana declassiamo il nostro giudizio sulle azioni portandolo a neutrale, poiché l'Europa e il Giappone (i maggiori importatori di energia) devono affrontare le difficoltà più gravi. Ciò fa seguito al downgrade delle azioni dei mercati emergenti della scorsa settimana e riflette un ulteriore cambiamento nella nostra valutazione macroeconomica.
- Il nostro orientamento generale è neutrale, con l'unica posizione leggermente positiva che si limita agli Stati Uniti.
- Allocazione regionale:
- Stati Uniti: leggera sovraponderazione. Gli Stati Uniti restano relativamente più protetti grazie alla produzione energetica interna e alla domanda privata che continua a mostrare una certa resilienza.
- Giappone: Declassamento a neutrale. Dipendenza strutturale dalle importazioni di energia.
- Europa: Declassamento a neutrale. Esposizione immediata alle dinamiche del mercato petrolifero e del GNL mediorientale e vulnerabilità a un nuovo aumento dell'inflazione primaria.
- Mercati emergenti: neutrale. La regione ha realizzato una delle migliori performance dall'inizio dell'anno, ma nel nuovo contesto geopolitico è anche la più vulnerabile all'aumento dei prezzi del petrolio e al rafforzamento del dollaro statunitense.
- Allocazione fattoriale e settoriale:
- Rimaniamo ottimisti sia per il settore sanitario che per quello tecnologico. Nel settore del software esiste una grande dispersione di modelli di business, alcuni dei quali sono più influenzati dall'intelligenza artificiale generale rispetto ad altri. L'intero settore ha subito una correzione indiscriminata, creando opportunità.
- Manteniamo una certa esposizione agli industriali europei oltre che alle small e mid cap tedesche e statunitensi, poiché beneficiano in qualche modo della protezione offerta dalle politiche di bilancio espansive e dalla prevista deregolamentazione.
- Titoli di Stato:
- Manteniamo una duration leggermente lunga sull'Europa core, anche se di recente abbiamo ridotto l'esposizione complessiva alla duration. Se l'aumento del prezzo del petrolio dovesse rimanere a livelli elevati, si ripercuoterà sull'inflazione e sulle aspettative dei tassi di interesse per la BCE.
- Restiamo neutrali sui Treasury, con l'imminente riorganizzazione della Fed che aggiunge complessità.
- Credito:
- L'ampliamento degli spread nel segmento Investment Grade europeo è stato limitato, non in grado di creare un'opportunità di valutazione su ampia scala, mentre l'incertezza macroeconomica resta elevata. In presenza di rendimenti più elevati, ma con la dispersione in crescita, preferiamo mantenere un approccio selettivo piuttosto che una posizione sovraponderata.
- Preferiamo il credito Investment Grade europeo rispetto al credito Investment Grade statunitense e all'High Yield.
- Il debito dei mercati emergenti gode di una sovraponderazione a fronte di rendimenti interessanti, maggiore visibilità sul fronte commerciale e tassi d'interesse reali elevati.
- Investimenti alternativi:
- Nonostante un marcato aumento della volatilità, l'oro resta una convinzione chiave come copertura contro i rischi geopolitici e la volatilità dei tassi reali, sostenuto dagli importanti acquisti delle banche centrali e dai flussi degli investitori.
- Manteniamo le allocazioni alle strategie alternative per garantire la stabilità e la diversificazione del portafoglio.
- Valute:
- L'attuale regime di mercato favorisce le valute legate alle materie prime come i metalli preziosi e il petrolio. Pertanto, abbiamo posizioni lunghe su AUD, NOK e BRL.
- Manteniamo una sottoponderazione sul dollaro statunitense, pur avendola ridotta in modo significativo a fronte della rinnovata escalation geopolitica.
- Manteniamo inoltre una posizione long sul JPY.
Il nostro posizionamento
I mercati finanziari continuano a essere influenzati dalle notizie e dalle speculazioni relative all'escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha causato gravi turbolenze nei mercati energetici e alimentato la volatilità in tutte le classi di attivi. I prezzi del petrolio hanno ripetutamente superato i 100 dollari al barile a causa dei timori relativi a una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, ai danni alle infrastrutture energetiche e agli shock dell'offerta. Sono state adottate misure a breve termine, quali lo sblocco delle riserve petrolifere e la sospensione temporanea di alcune sanzioni statunitensi sul petrolio russo. Le azioni hanno subito una forte correzione e i rendimenti obbligazionari sono aumentati, in un contesto caratterizzato dall'affievolirsi delle aspettative di un imminente taglio dei tassi e da un rialzo del dollaro. Abbiamo declassato il nostro giudizio sulle azioni portandolo a neutrale, poiché l'Europa e il Giappone (i maggiori importatori di energia) devono affrontare le difficoltà più gravi. Ciò fa seguito al downgrade delle azioni dei mercati emergenti della scorsa settimana e riflette un ulteriore cambiamento nella nostra valutazione macroeconomica. Gli obiettivi politici degli Stati Uniti nella regione rimangono incerti. Finora Washington non ha mostrato alcuna urgenza nel ridurre i prezzi dell'energia; alcune recenti dichiarazioni lasciano intendere che le turbolenze a breve termine del mercato petrolifero siano considerate un costo accettabile. Ciò detto, un picco prolungato comporterebbe conseguenze economiche e politiche a livello nazionale – un fattore che potrebbe incidere sempre più sul processo decisionale. Finché non ci sarà maggiore chiarezza sull'evoluzione del conflitto e sulle intenzioni strategiche degli Stati Uniti, preferiamo ridurre il rischio nelle regioni più direttamente esposte a uno shock energetico. Nel settore del reddito fisso, abbiamo ridotto la duration complessiva e l'esposizione al credito. Restiamo costruttivi sui metalli.