La scorsa settimana in sintesi
- I mercati globali sono stati scossi dall'impatto negativo della chiusura dello Stretto di Hormuz, in un contesto caratterizzato da un'inflazione in aumento, dalla Cina al Giappone fino agli Stati Uniti.
- I dati sull'andamento dell'economia negli Stati Uniti, tra cui le vendite al dettaglio e la produzione industriale di aprile, nonché le indagini congiunturali di maggio, hanno continuato a registrare risultati positivi.
- L'ultimo giorno di Jerome Powell alla guida della Fed, prima che Kevin Warsh prendesse il suo posto, ha visto il rendimento dei titoli decennali balzare al livello più alto degli ultimi dodici mesi.
- La visita del presidente statunitense Trump in Cina non ha riservato alcuna sorpresa positiva degna di nota.
- L'incertezza politica nel Regno Unito ha pesato sul mercato locale e ha spinto ulteriormente al rialzo i rendimenti dei Gilt.
Dati ed eventi di questa settimana
- Con il traffico nello Stretto di Hormuz praticamente bloccato da 80 giorni, gli investitori continuano a cercare segnali di allentamento delle tensioni.
- Tra i principali dati di prossima pubblicazione figurano i PMI flash globali, l'attività economica in Cina e l'inflazione al consumo nel Regno Unito e in Giappone.
- I risultati finanziari di Nvidia verranno seguiti con grande attenzione dagli investitori, così come anche i dati relativi ai principali rivenditori statunitensi, tra cui Walmart e Home Depot.
- In concomitanza con l'insediamento di Kevin Warsh, gli osservatori della Fed analizzeranno il verbale dell'ultima riunione del FOMC presieduta da Jerome Powell.
Convinzioni di investimento
Scenario di base
- Leggera sovraponderazione sulle azioni. Con i negoziati ancora in corso e il cessate il fuoco in vigore e prorogato, i mercati possono tirare un sospiro di sollievo, mentre la chiusura dello Stretto sta facendo salire i prezzi sia all'ingrosso che al dettaglio.
- Monitoriamo con attenzione la situazione in Medio Oriente. Siamo pronti ad adeguare il nostro posizionamento in base all'evoluzione dei prezzi del petrolio nel medio termine e alle pressioni sui rendimenti obbligazionari.
- Dall'inizio della guerra in Iran, non si sono registrate ripercussioni macroeconomiche negli Stati Uniti. Le condizioni macro rimangono favorevoli negli Stati Uniti e non sono più il motore dominante della leadership di mercato. La crescita statunitense ha continuato a dipendere dalla domanda interna privata, con gli investimenti (in particolare quelli legati all'IA) che svolgono un ruolo più importante dei consumi.
- Ritorno ai fondamentali. I mercati hanno riportato l'attenzione sulla crescita degli utili societari, dato che la stagione degli utili del primo trimestre si presenta su basi solide, grazie alle previsioni di revisioni al rialzo, trainate dai settori della tecnologia, dell'energia e dei materiali di base.
- Ambiguità della politica monetaria. L'allentamento monetario da parte della Federal Reserve sotto la nuova presidenza di Kevin Warsh sembra dipendere dall'andamento dei prezzi dell'energia e riteniamo che l'istituto potrebbe non tenere conto di questo shock. La BCE dovrà gestire le aspettative di inflazione. Nella sua ultima riunione, la banca centrale ha deciso di mantenere i tassi di interesse invariati al 2%, segnalando un potenziale e imminente aumento in estate. Infine, la Banca del Giappone e la Reserve Bank of Australia mantengono una politica restrittiva.
Rischi
- Guerra in Iran. La durata del conflitto e l'effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, la diffusione ad altri paesi e il suo impatto non solo sui prezzi dell'energia, ma anche su quelli delle commodity agricole, nonché i danni alle infrastrutture energetiche della regione rappresentano i rischi principali per il mix di crescita/inflazione - soprattutto per i paesi importatori di energia.
- Frammentazione geopolitica. La rivalità tra Stati Uniti e Cina resta ben radicata, mentre i modelli di approvvigionamento energetico e del commercio globale continuano a mutare. La visita del presidente statunitense Trump in Cina non ha riservato alcuna sorpresa positiva degna di nota.
- Il dilemma della Fed. Lo shock petrolifero e un FOMC diviso potrebbero ritardare un ulteriore allentamento, con il rischio di una pausa nel sostegno alla liquidità. Esiste il rischio che la pressione esercitata dai costi dell'energia possa determinare un aumento dell'inflazione nei prossimi mesi.
- Credibilità fiscale. L'aumento delle emissioni e il rumore politico potrebbero mettere alla prova la fiducia del mercato obbligazionario e innescare volatilità nei rendimenti.
Strategia cross-asset
- Manteniamo una leggera sovraponderazione sulle azioni sfruttando le revisioni al rialzo regionali di Stati Uniti e mercati emergenti.
- Allocazione regionale:
- Leggera sovraponderazione sugli Stati Uniti. Gli Stati Uniti rimangono relativamente più al riparo dagli effetti negativi della guerra in Iran grazie alla produzione energetica interna e alla domanda privata ancora solida, alimentata dal boom degli investimenti nell'IA. Riteniamo che gli Stati Uniti si trovino in una posizione relativamente migliore, grazie alla possibilità di un allentamento monetario da parte della Fed, al potere di determinazione dei prezzi positivo, alla rapida diffusione dell'IA e alla deregolamentazione in ambito aziendale. Le revisioni al rialzo delle stime di crescita degli utili per azione costituiscono un fattore di sostegno per il mercato azionario.
- Siamo neutrali sul Giappone dato che il paese deve affrontare una dipendenza strutturale dalle importazioni energetiche, ma beneficia di una politica governativa favorevole.
- Siamo neutrali sull'Europa poiché la regione subisce l'importante esposizione alle dinamiche del mercato petrolifero e del GNL mediorientale ed è vulnerabile a un nuovo aumento dell'inflazione primaria. D'altra parte, la spesa pubblica sta iniziando a entrare nel vivo.
- Leggera sovraponderazione sui mercati emergenti. È opportuno adottare un approccio selettivo all'interno della regione, ma l'importante esposizione complessiva al settore tecnologico rappresenta un fattore positivo. Preferiamo il settore tecnologico della Corea, di Taiwan e della Cina a quello indiano. La valutazione appare interessante, con il P/E relativo a 12 mesi dell'indice MSCI Emerging Markets che presenta uno sconto del 33% rispetto all'indice MSCI World.
- Allocazione fattoriale e settoriale:
- Rimaniamo ottimisti sia per il settore tecnologico che per quello sanitario. Nel settore del software esiste una grande dispersione di modelli di business, alcuni dei quali sono più influenzati dall'intelligenza artificiale rispetto ad altri.
- Manteniamo un'esposizione alle mid-cap e ai titoli industriali di USA e UE, poiché beneficiano in qualche modo della protezione offerta dalle politiche di bilancio espansive e dalla prevista deregolamentazione.
- Titoli di Stato:
- Abbiamo rivisto al rialzo la duration delle obbligazioni europee core. La guerra in Iran ha provocato una revisione dei prezzi determinata dall'inflazione, poiché le interruzioni nell'approvvigionamento energetico e nelle forniture alimentano le aspettative di inflazione. Di conseguenza, le aspettative di allentamento monetario da parte della BCE, presenti fin dall'inizio dell'anno, hanno subito un'inversione di tendenza e, a nostro avviso, sono andate troppo oltre. Prevediamo 2 aumenti di 25 pb ciascuno, mentre il mercato si aspetta più di 3 aumenti. Ci concentriamo su titoli di Stato europei di alta qualità con rating AAA, che godono di credibilità sia dal punto di vista fiscale che da parte della banca centrale.
- Restiamo neutrali sui Treasury, con l'imminente riorganizzazione della Fed che aggiunge complessità.
- Credito:
- L'ampliamento degli spread nel segmento Investment Grade europeo è stato molto limitato, non in grado di creare un'opportunità di valutazione su ampia scala, mentre l'incertezza macroeconomica resta elevata. I fondamentali del segmento Investment Grade rimangono solidi, ma la sensibilità all'aumento dei tassi giustifica un posizionamento neutrale. Per il momento, preferiamo mantenere un approccio selettivo piuttosto che una sovraponderazione.
- Manteniamo una posizione neutrale sul credito Investment Grade sia negli Stati Uniti che in Europa. I dati tecnici del segmento High Yield stanno peggiorando in un contesto caratterizzato da deflussi e aumento dell'offerta. La nostra posizione è quindi neutrale nei confronti dell'High Yield europeo e negativa nei confronti di quello statunitense.
- Abbiamo rivisto al rialzo il debito dei mercati emergenti, in particolare quello sovrano in valuta locale, poiché si sta nuovamente affermando la tendenza alla contrazione degli spread e vi è un certo margine per un'ulteriore compressione in futuro. Inoltre, le valute dei mercati emergenti sembrano essere nella posizione migliore per trarre vantaggio da un'eventuale nuova debolezza del dollaro statunitense. Inoltre, l'attuale Yield-to-Maturity pari a circa il 7% rappresenta un carry interessante per questa posizione di diversificazione del reddito.
- Investimenti alternativi:
- Restiamo ottimisti riguardo all'oro nel lungo periodo.
- Deteniamo metalli preziosi e strategici, investimenti alternativi e strategie market-neutral per garantire la stabilità e la diversificazione del portafoglio.
- Valute:
- L'attuale regime di mercato favorisce le valute legate alle materie prime come i metalli preziosi e il petrolio. Pertanto, abbiamo posizioni lunghe su AUD, NOK e BRL.
- Per l'Ungheria si prospetta una maggiore possibilità di instaurare relazioni migliori con l'UE, il che potrebbe portare a politiche più stabili e quindi a una significativa riduzione del rischio per gli investitori stranieri: questo ci ha indotto a detenere una posizione sul fiorino ungherese.
- Manteniamo una sottoponderazione sul dollaro statunitense, pur avendola ridotta in modo significativo a fronte della rinnovata escalation geopolitica.
- Manteniamo inoltre una posizione long sul JPY.
Il nostro posizionamento
I mercati globali hanno registrato una settimana caratterizzata da forti oscillazioni, scossi dall'impatto negativo della chiusura dello Stretto di Hormuz, che si è tradotto in un aumento dei dati sull'inflazione, e dall'incertezza politica nel Regno Unito, fattori che hanno entrambi spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari globali. La visita del presidente statunitense Trump in Cina non ha riservato alcuna sorpresa positiva di rilievo, poiché la tregua commerciale non è stata prorogata oltre il novembre 2026. Il Consiglio per il Commercio e il Consiglio per gli Investimenti sembrano limitarsi ancora a idee di carattere generale, mentre gli impegni concreti in materia di acquisti si sono rivelati deludenti o vaghi. I commentatori geopolitici hanno inoltre sottolineato come il presidente Xi abbia rivolto al presidente Trump un monito particolarmente severo riguardo a Taiwan.
Dopo aver aumentato gradualmente l'esposizione al rischio nel portafoglio e aver assunto una sovraponderazione sui titoli azionari, abbiamo acquistato alcune coperture tattiche contro il ribasso per proteggere i guadagni delle ultime settimane. Per ciò che riguarda il reddito fisso, siamo positivi sulla duration europea core e sul debito dei mercati emergenti.