La scorsa settimana in sintesi
- Gli Stati Uniti e l'Iran hanno raggiunto un accordo provvisorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ponendo fine a un conflitto durato 15 settimane e facendo scendere il prezzo del petrolio sotto gli 80 dollari al barile per la prima volta da marzo. I mercati hanno rapidamente ritrovato l'offerta.
- Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha espresso una posizione aggressiva, escludendo tagli dei tassi nel 2026. I mercati hanno reagito rivedendo al rialzo le aspettative sul percorso della Fed, mentre il dollaro statunitense si è rafforzato.
- Le banche centrali hanno continuato a seguire percorsi divergenti: la BOJ ha aumentato i tassi all’1,00%, il livello più alto degli ultimi 31 anni, mentre la BOE ha mantenuto i tassi invariati al 3,75%. La banca centrale indonesiana ha aumentato i tassi per la terza volta in un mese per difendere la rupia, mentre quella brasiliana ha tagliato i tassi per la terza riunione consecutiva, portandoli al 14,25%.
- L'inflazione è rimasta il principale argomento di conversazione della settimana. Il CPI del Regno Unito si è mantenuto inaspettatamente al 2,8%, mentre l'indice dei prezzi al consumo core del Giappone è sceso all'1,4% su base annua, in linea con le aspettative e ai minimi dal 2022.
Dati ed eventi di questa settimana
- Gli investitori valuteranno se la finestra diplomatica di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran si tradurrà in un accordo di pace duraturo o semplicemente in una tregua più lunga.
- I PMI flash di giugno relativi agli Stati Uniti, all’eurozona, al Regno Unito e al Giappone forniranno una prima indicazione sull’andamento dell’attività economica, con sondaggi che secondo le stime di consenso dovrebbero risultare sostanzialmente stabili nonostante il calo dei prezzi dell’energia.
- Gli Stati Uniti pubblicheranno la stima definitiva del PIL del primo trimestre insieme ai dati sugli ordini di beni durevoli, mentre gli investitori europei concentreranno la loro attenzione sul sondaggio Ifo in Germania.
- Il dato definitivo sul sentiment dei consumatori dell'Università del Michigan relativo al mese di giugno sarà seguito con grande attenzione per valutare se l'accordo con l'Iran si tradurrà in un miglioramento della fiducia delle famiglie.
- La politica britannica resterà al centro dell’attenzione dopo la vittoria di Andy Burnham alle elezioni suppletive di Makerfield, anche se il primo ministro Keir Starmer ha promesso di opporsi a qualsiasi sfida alla sua leadership.
Convinzioni di investimento
Scenario di base
- Posizionamento di sovrappeso sulle azioni. Con i negoziati in corso, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il cessate il fuoco in vigore e prorogato, i mercati possono tirare un ulteriore sospiro di sollievo.
- Le condizioni macroeconomiche sono destinate a migliorare. Le condizioni macroeconomiche sono già favorevoli negli Stati Uniti e, con il calo dei prezzi dell'energia, potrebbero migliorare nel resto del mondo. La crescita statunitense ha continuato a dipendere dalla domanda interna privata, con gli investimenti (in particolare quelli legati all'IA) che svolgono un ruolo più importante dei consumi.
- Ritorno ai fondamentali. I mercati torneranno presto a concentrare l'attenzione sulla crescita degli utili societari, dato che continuano a rappresentare un potente fattore trainante del mercato in questo inizio del 2026.
- Divergenza delle politiche monetarie. Il presidente della Fed Kevin Warsh ha adottato una posizione aggressiva nella sua prima riunione del FOMC, escludendo tagli dei tassi nel 2026. La BCE continuerà a gestire le aspettative di inflazione, lasciando intendere la possibilità di ulteriori aumenti dei tassi. Infine, la Banca del Giappone e la Reserve Bank of Australia mantengono una politica restrittiva.
Rischi
- Frammentazione geopolitica. La rivalità tra Stati Uniti e Cina resta ben radicata, mentre i modelli di approvvigionamento energetico e del commercio globale continuano a mutare. La visita del presidente statunitense Trump in Cina non ha riservato alcuna sorpresa positiva degna di nota.
- Il dilemma della Fed. Un'economia solida e un FOMC diviso potrebbero ritardare un allentamento, con il rischio di una pausa nel sostegno alla liquidità. Kevin Warsh dovrà creare un nuovo consenso politico.
- Credibilità fiscale. L'aumento delle emissioni e il rumore politico potrebbero mettere alla prova la fiducia del mercato obbligazionario e innescare volatilità nei rendimenti.
Strategia cross-asset
- Manteniamo una sovraponderazione sui titoli azionari, con una preferenza per gli Stati Uniti e i mercati emergenti, mentre abbiamo rivisto al rialzo il giudizio sul Giappone a seguito della riapertura dello Stretto di Hormuz.
- Allocazione regionale:
- Leggera sovraponderazione sugli Stati Uniti. Gli Stati Uniti possono contare sulla produzione energetica interna e su una domanda privata che continua a mostrarsi resiliente, alimentata dal boom degli investimenti nell'IA. Riteniamo che gli Stati Uniti si trovino in una buona posizione, grazie a un potere di determinazione dei prezzi positivo, alla rapida diffusione dell’IA e alla deregolamentazione in ambito aziendale. Le revisioni al rialzo delle stime di crescita degli utili per azione costituiscono un fattore di sostegno per il mercato azionario.
- Leggera sovraponderazione sul Giappone. Il paese beneficia di fattori favorevoli quali un governo forte, una composizione settoriale orientata verso i leader nel campo dell’IA e una politica relativamente prudente da parte della propria banca centrale.
- Posizione neutrale sull'Europa. La regione potrebbe trarre vantaggio dall'allentamento dei prezzi dell'energia, ma la composizione settoriale sembra meno esposta alle dinamiche dominanti del mercato. La spesa pubblica in Germania sta iniziando a entrare nel vivo.
- Leggera sovraponderazione sui mercati emergenti. È opportuno adottare un approccio selettivo all'interno della regione, ma l'importante esposizione complessiva al settore tecnologico rappresenta un fattore positivo. Preferiamo il settore tecnologico della Corea, di Taiwan e della Cina a quello indiano. La valutazione appare interessante, con il P/E relativo a 12 mesi dell'indice MSCI Emerging Markets che presenta uno sconto significativo rispetto all'indice MSCI World.
- Allocazione fattoriale e settoriale:
- Privilegiamo i settori che traggono vantaggio dai cicli di investimento, sia nel campo dell'IA che dalla spesa pubblica.
- Rimaniamo ottimisti sia per il settore tecnologico che per quello sanitario. Nel settore del software esiste una grande dispersione di modelli di business, alcuni dei quali sono più influenzati dall'intelligenza artificiale rispetto ad altri.
- Manteniamo un'esposizione alle mid-cap e ai titoli industriali di USA e UE, poiché beneficiano in qualche modo della protezione offerta dalle politiche di bilancio espansive e dalla prevista deregolamentazione.
- Titoli di Stato:
- Manteniamo un orientamento long in termini di duration sui titoli di Stato europei core. La guerra in Iran ha provocato una revisione dei prezzi determinata dall'inflazione, poiché le interruzioni nell'approvvigionamento energetico e nelle forniture alimentano le aspettative di inflazione. Di conseguenza, le aspettative di allentamento monetario da parte della BCE, presenti fin dall'inizio dell'anno, hanno subito un'inversione di tendenza e, a nostro avviso, sono andate troppo oltre. Ci concentriamo su titoli di Stato europei di alta qualità con rating AAA, che godono di credibilità sia dal punto di vista fiscale che da parte della banca centrale.
- Manteniamo una posizione lievemente short sui Treasury statunitensi. Le solide dinamiche di crescita, gli investimenti in infrastrutture per l'IA e la spinta inflazionistica, oltre alle preoccupazioni relative al deficit, esercitano una pressione al rialzo sui tassi statunitensi.
- Credito:
- L'ampliamento degli spread nel segmento Investment Grade europeo è stato molto limitato, non in grado di creare un'opportunità di valutazione su ampia scala, mentre l'incertezza macroeconomica resta elevata. I fondamentali del segmento Investment Grade rimangono solidi, ma la sensibilità all'aumento dei tassi giustifica un posizionamento neutrale. Per il momento, preferiamo mantenere un approccio selettivo piuttosto che una sovraponderazione.
- Manteniamo una posizione neutrale sul credito Investment Grade sia negli Stati Uniti che in Europa. I dati tecnici del segmento High Yield stanno peggiorando in un contesto caratterizzato da deflussi e aumento dell'offerta. La nostra posizione è quindi neutrale nei confronti dell'High Yield europeo e negativa nei confronti di quello statunitense.
- Abbiamo rivisto al rialzo il debito dei mercati emergenti, in particolare quello sovrano in valuta locale, poiché si sta nuovamente affermando la tendenza alla contrazione degli spread e vi è un certo margine per un'ulteriore compressione in futuro. Inoltre, le valute dei mercati emergenti sembrano essere nella posizione migliore per trarre vantaggio da un'eventuale nuova debolezza del dollaro statunitense. Inoltre, l'attuale Yield-to-Maturity pari a circa il 7% rappresenta un carry interessante per questa posizione di diversificazione del reddito.
- Investimenti alternativi:
- Restiamo ottimisti riguardo all'oro nel lungo periodo.
- Deteniamo metalli preziosi e strategici, investimenti alternativi e strategie market-neutral per garantire la stabilità e la diversificazione del portafoglio.
- Valute:
- L'attuale regime di mercato favorisce le valute legate alle materie prime come i metalli preziosi e il petrolio. Pertanto, abbiamo posizioni lunghe su AUD, NOK e BRL.
- Per l'Ungheria si prospetta una maggiore possibilità di instaurare relazioni migliori con l'UE, il che potrebbe portare a politiche più stabili e quindi a una significativa riduzione del rischio per gli investitori stranieri: questo ci ha indotto a detenere una posizione sul fiorino ungherese.
- Manteniamo una leggera sottoponderazione sul dollaro statunitense, pur avendola ridotta in modo significativo a fronte della rinnovata escalation geopolitica.
- Manteniamo inoltre una posizione long sul JPY.
Il nostro posizionamento
Il nostro orientamento resta costruttivo, con una sovraponderazione sui titoli azionari negli Stati Uniti, nei mercati emergenti e in Giappone, dove la dinamica degli utili continua a essere più solida. Recentemente abbiamo rivisto al rialzo il nostro giudizio sul Giappone a seguito della riapertura dello Stretto di Hormuz, poiché le regioni dipendenti dall’energia dovrebbero trarre vantaggio dall’allentamento delle tensioni. Nel reddito fisso, privilegiamo il debito dei mercati emergenti e siamo ottimisti riguardo alla duration dei titoli europei core di qualità elevata. Nel credito, preferiamo i titoli europei Investment Grade rispetto a quelli High Yield, dove i premi di rischio rimangono limitati. Continuiamo a privilegiare lo yen giapponese, alcune valute dei mercati emergenti e manteniamo valute legate alle commodity, come AUD, NOK e BRL. Infine, l'oro, i metalli strategici e le strategie alternative continuano a svolgere un ruolo importante nella diversificazione in un contesto caratterizzato da limitazioni dell'offerta, divergenze politiche e volatilità dei tassi reali.