La scorsa settimana in sintesi
- La scorsa settimana l'attenzione si è spostata dallo Stretto a Wall Street, con le giornate più intense della stagione degli utili e un "super mercoledì" che ha fornito indicazioni fondamentali sulla crescita sostenuta delle grandi aziende tecnologiche. Il superciclo degli investimenti in conto capitale è destinato a proseguire, mentre nei dati delle Mag7 (MSFT, AMZN, GOOGL) si intravedono i primi segnali di un aumento dei ricavi legati all'IA. Le previsioni generali delle aziende restano caute per via delle incertezze geopolitiche, sebbene l'IA continui a essere considerata come un fattore di sostegno alla crescita.
- La decisione del FOMC di mercoledì, l'ultima presa dal presidente della Fed Powell, è stata oggetto di grande attenzione e ha messo in luce il dissenso tra i membri. La Fed ha mantenuto invariati i tassi, assumendo tuttavia un tono meno accomodante, poiché i crescenti rischi di inflazione e un mercato del lavoro ancora solido fanno slittare i tagli previsti alla fine del 2026 e aumentano la probabilità di una pausa prolungata. Questa decisione di mantenere invariati i tassi è stata seguita da altre importanti banche centrali, dal Giappone al Canada oltre che da Inghilterra e UE.
- Il conflitto in Medio Oriente sta influenzando le economie europee, con ripercussioni negative e un aumento dell'inflazione. I dati del CPI in aumento hanno continuato a evidenziare disparità tra i vari paesi, con Germania e Spagna che sono riuscite a mantenere l'inflazione sostanzialmente sotto controllo (+1% su base mensile), mentre altri paesi come Francia e Belgio hanno registrato risultati maggiormente negativi.
- Il conflitto in Medio Oriente chiude la settimana in una situazione di stallo temporaneo. La diplomazia non ha ancora dato risultati, poiché i colloqui in Pakistan sono stati sospesi poche ore prima della loro ripresa, mentre Washington continua a esercitare pressioni sul blocco dello Stretto, utilizzandolo come leva negoziale.
Dati ed eventi di questa settimana
- Nonostante la scorsa settimana sia stata ricca sul fronte degli utili, si prevede che la reazione dei mercati sarà maggiormente influenzata dagli sviluppi nella zona dello Stretto di Hormuz piuttosto che dai fondamentali solidi, mentre si attende la pubblicazione dei risultati di alcune società operanti nei settori del software e della sicurezza informatica. Gli sviluppi sul fronte diplomatico saranno seguiti con attenzione, dato che il Brent è tornato ai livelli massimi e la persistenza delle pressioni sui prezzi del petrolio potrebbe frenare ulteriormente le economie mondiali.
- Negli Stati Uniti, l'attività economica e l'andamento del mercato del lavoro saranno attentamente monitorati all'inizio della settimana attraverso i report ISM e JOLTS, in vista della pubblicazione dei dati sull'occupazione non agricola prevista per venerdì.
- In Europa, i mercati esamineranno i dati definitivi del PMI all'inizio della settimana, seguiti dai dati sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale, per valutare la portata dell'attuale rallentamento della crescita. Con il 33% degli utili dello Stoxx 600 già pubblicato alla fine di questa settimana, gli investitori cercheranno conferme dei trend relativi alla crescita degli EPS trainata dai settori tecnologico ed energetico, mentre il settore bancario ha smesso di svolgere un ruolo di primo piano e quello sanitario continua a rappresentare un freno.
Convinzioni di investimento
Scenario di base
- Neutralità tattica. Con i negoziati in corso e il cessate il fuoco in vigore e da poco prolungato, i mercati possono tirare un sospiro di sollievo. In questo scenario, preferiamo mantenere tatticamente un posizionamento neutrale nei confronti delle azioni.
- Monitoriamo con attenzione la situazione in Medio Oriente. Restiamo pronti a tornare a investire in attivi a rischio in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz, di stabilizzazione del prezzo del petrolio intorno agli 80-85 dollari al barile e di attenuamento delle pressioni sui tassi. La storia insegna che i contraccolpi geopolitici sono di breve durata, a meno che non sfocino in uno shock macroeconomico prolungato.
- Alla vigilia dello scoppio della guerra in Iran, il contesto macroeconomico era favorevole. Le condizioni macro sono rimaste favorevoli fino all'inizio di marzo, ma non sono più il motore dominante della leadership di mercato. La crescita statunitense ha continuato a dipendere dalla domanda interna privata, con gli investimenti (in particolare quelli legati all'IA) che svolgono un ruolo più importante dei consumi.
- Ritorno ai fondamentali. I mercati hanno riportato l'attenzione sulla crescita degli utili societari, dato che la stagione degli utili del primo trimestre è partita con il piede giusto, grazie alle previsioni di revisioni al rialzo, trainate dai settori della tecnologia, dell'energia e dei materiali di base.
- Ambiguità della politica monetaria. L'allentamento monetario da parte della Federal Reserve sembra ora dipendere dall'andamento dei prezzi dell'energia e riteniamo che l'istituto probabilmente non terrà conto di questo shock. La BCE dovrà gestire le aspettative di inflazione, pur non trovandosi più "in una posizione favorevole". Nella sua ultima riunione, la banca centrale ha deciso di mantenere i tassi di interesse invariati al 2%, segnalando un orientamento più cauto. Infine, la Banca del Giappone e la Reserve Bank of Australia mantengono una politica restrittiva.
Rischi
- Guerra in Iran. La durata del conflitto e l'effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, la diffusione ad altri paesi e il suo impatto non solo sui prezzi delle materie prime energetiche ma anche su quelli delle commodity agricole, nonché i danni alle infrastrutture energetiche della regione rappresentano i rischi principali per il mix di crescita/inflazione.
- Frammentazione geopolitica. La rivalità tra Stati Uniti e Cina resta ben radicata, mentre i modelli di approvvigionamento energetico e del commercio globale continuano a mutare.
- Il dilemma della Fed. Lo shock petrolifero e un FOMC diviso potrebbero ritardare un ulteriore allentamento, con il rischio di una pausa nel sostegno alla liquidità. Esiste il rischio che gli aumenti dei prezzi legati ai dazi, insieme alla pressione esercitata dai costi dell'energia, possano determinare un aumento dell'inflazione nei prossimi mesi.
- Credibilità fiscale. L'aumento delle emissioni e il rumore politico potrebbero mettere alla prova la fiducia del mercato obbligazionario e innescare volatilità nei rendimenti.
Strategia cross-asset
- Manteniamo una posizione tatticamente neutrale sui titoli azionari fintanto che il cessate il fuoco rimane in vigore e i negoziati proseguono.
- Il nostro posizionamento complessivo è neutrale.
- Allocazione regionale:
- Stati Uniti: neutrale. Gli Stati Uniti restano relativamente più protetti grazie alla produzione energetica interna e alla domanda privata che continua a mostrare una certa resilienza. Le interessanti valutazioni del settore tecnologico rappresentano un sostegno per il mercato azionario.
- Giappone: neutrale. Dipendenza strutturale dalle importazioni di energia, ma una politica governativa favorevole
- Europa: neutrale. Esposizione immediata alle dinamiche del mercato petrolifero e del GNL mediorientale e vulnerabilità a un nuovo aumento dell'inflazione primaria. D'altra parte, la spesa pubblica sta iniziando a entrare nel vivo.
- Mercati emergenti: neutrale. La regione ha realizzato una delle migliori performance dall'inizio dell'anno fino ai principi di marzo, ma nel nuovo contesto geopolitico è anche vulnerabile all'aumento dei prezzi del petrolio e al rafforzamento del dollaro statunitense. In caso di un accordo di pace negoziato, questo sentiment potrebbe cambiare rapidamente.
- Allocazione fattoriale e settoriale:
- Rimaniamo ottimisti sia per il settore tecnologico che per quello sanitario. Nel settore del software esiste una grande dispersione di modelli di business, alcuni dei quali sono più influenzati dall'intelligenza artificiale generale rispetto ad altri.
- Manteniamo una certa esposizione alle mid-cap di USA e UE, poiché beneficiano in qualche modo della protezione offerta dalle politiche di bilancio espansive e dalla prevista deregolamentazione.
- Titoli di Stato:
- Siamo neutrali sulla duration europea. L'impennata del prezzo del petrolio sta infatti già influenzando le aspettative sui tassi d'interesse della BCE. Siamo monitorando un interessante punto d'ingresso.
- Restiamo neutrali sui Treasury, con l'imminente riorganizzazione della Fed che aggiunge complessità.
- Credito:
- L'ampliamento degli spread nel segmento Investment Grade (IG) europeo è stato molto limitato, non in grado di creare un'opportunità di valutazione su ampia scala, mentre l'incertezza macroeconomica resta elevata. I fondamentali dell'IG rimangono solidi, ma la sensibilità all'aumento dei tassi giustifica un posizionamento neutrale. Con la dispersione in crescita, preferiamo mantenere un approccio selettivo piuttosto che una sovraponderazione.
- Manteniamo una posizione neutrale sul credito IG sia negli Stati Uniti che in Europa. I dati tecnici del segmento High Yield stanno peggiorando in un contesto caratterizzato da deflussi e aumento dell'offerta. La nostra posizione è quindi neutrale nei confronti dell'HY europeo e negativa nei confronti di quello statunitense.
- Il posizionamento sul debito dei mercati emergenti è neutrale. I mercati emergenti si trovano ad affrontare un contesto difficile caratterizzato da rendimenti più elevati e una crescente volatilità, ma il dollaro statunitense ha smesso di rafforzarsi e i rendimenti reali sono interessanti. Optiamo quindi per adottare una posizione neutrale sia nei confronti del debito locale che dei titoli societari dei mercati emergenti.
- Investimenti alternativi:
- Restiamo ottimisti riguardo all'oro nel lungo periodo. Rileviamo una maggiore volatilità nel breve termine.
- Deteniamo metalli preziosi e strategici, investimenti alternativi e strategie market-neutral per garantire la stabilità e la diversificazione del portafoglio.
- Valute:
- L'attuale regime di mercato favorisce le valute legate alle materie prime come i metalli preziosi e il petrolio. Pertanto, abbiamo posizioni lunghe su AUD, NOK e BRL.
- Per l'Ungheria si prospetta ora una maggiore possibilità di instaurare relazioni migliori con l'UE, il che potrebbe portare a politiche più stabili e quindi a una significativa riduzione del rischio per gli investitori stranieri: questo ci ha indotto ad aggiungere il fiorino ungherese.
- Manteniamo una sottoponderazione sul dollaro statunitense, pur avendola ridotta in modo significativo a fronte della rinnovata escalation geopolitica.
- Manteniamo inoltre una posizione long sul JPY.
Il nostro posizionamento
Questa settimana i mercati globali hanno registrato andamenti contrastanti. A fronte dell'affievolirsi del precedente rally di sollievo, le azioni hanno perso slancio, sebbene gli utili continuassero a fornire un certo sostegno; tuttavia, gli investitori hanno assunto un atteggiamento più cauto a causa delle tensioni irrisolte in Medio Oriente e dei prezzi del petrolio rimasti elevati, che hanno limitato il potenziale di rialzo degli asset rischiosi. Sul fronte dei dati, il contrasto tra le due sponde dell'Atlantico è rimasto evidente. I PMI flash statunitensi hanno registrato un miglioramento, che suggerisce come l'economia stia ancora assorbendo relativamente bene lo shock energetico, ma il forte aumento dei prezzi alla produzione fa presagire un ritorno delle pressioni inflazionistiche. Nell'eurozona, i PMI flash sono tornati in territorio negativo, evidenziando un contesto di crescita più debole, mentre l'aumento dei prezzi dei fattori di produzione complica ulteriormente le prospettive della BCE.
Al momento manteniamo una posizione tatticamente neutrale sulle azioni. L'attuale cessate il fuoco rappresenta un importante primo passo, che consente ai mercati di rifiatare e alle iniziative diplomatiche di prendere forma. Restiamo preparati ad agire tempestivamente in entrambi gli scenari: un ulteriore allentamento delle tensioni o una ripresa del conflitto. Nel dare una possibilità alla pace, preferiamo mantenere una posizione neutrale, poiché l'esito dei negoziati è di fatto binario. Per ciò che riguarda il reddito fisso, manteniamo una posizione neutrale sulla duration europea core e sulle obbligazioni globali in generale.